Sono già passati 20 anni da quel 17  novembre 1996 quando per la prima volta si aprirono le porte di Enoteca Cremona. Eravamo in Via Ghisleri, e a ripensarci ora ci volle veramente un coraggio da leoni per entrare in quel posto che era stato abbandonato per anni ma che ai miei occhi sembrava esattamente quello che serviva per realizzare un sogno.  Non c'era nulla che fosse in condizioni anche minimamente decenti, ma io avevo una visione incrollabile nel cuore e non mi sono fermata davanti a nulla, trascinando con me tutta la famiglia che aveva sì qualche dubbio ma che non mi ha mai ostacolata. Anzi. Tutti siamo diventati protagonisti dello stesso progetto, tutti siamo diventati attori del medesimo racconto e insieme abbiamo affrontato sfide su sfide, perché quando si inizia un cammino e non si ha altra forza se non quella del proprio ideale e del proprio spirito di sacrificio, portare certi pesi non è semplice. 

Ricordo bene quando si aprì la porta a vetro; non venne tanta gente, erano soprattutto amici e simpatizzanti, ma le parole di un noto commerciante cremonese che si affacciò sulla soglia quelle proprio sono rimaste scolpite nella mia memoria " Ma chi vi credete di essere? Cosa volete fare a Cremona??"

Dopo vent'anni mi sento di poter rispondere a quelle esclamazioni, che quel giorno sferzarono la mia buona fede facendomi d'un tratto temere di aver peccato di superbia e di aver fatto deragliare tutta la famiglia. 

Non credevamo di essere nulla di diverso da persone che vogliono semplicemente cercare di lavorare bene. Né quel giorno, ne mai fino ad ora, abbiamo pensato di essere qualcosa di diverso.

Prima di noi,  mio padre aveva si può dire "inventato" il mestiere di agente e commerciante di vini a Cremona e per oltre 40 anni aveva percorso  le strade della provincia entrando in ogni locale, in ogni bottega. Io sono cresciuta fra cuochi, baristi e ristoratori e, nonostante gli studi all'università, l'imprinting è sempre stato fortissimo, tanto da farmi scoprire nel tempo quello che non sapevo di possedere: un grande rispetto per questo lavoro. Mio padre, arrivato poverissimo dalla sua Toscana nel 1951,  iniziò a vendere vino a Cremona nei primi anni '50; nel 1982 mio marito si affiancò a lui e nel 1989 tutti insieme abbiamo percorso la medesima strada. Credevamo di essere preparati, questo sì lo posso dire. Credevamo di aver qualcosa di buono da fare e abbiamo cercato di farlo.

Enoteca Cremona arrivò per mia volontà, contro il parere di mio padre, che veniva da un'altra storia e non credeva avesse senso aprire una bottega di vini. Col senno di poi, posso dire che nel 1996 era in gran parte già passata l'onda d'oro delle Enoteche Italiane, ma resto convinta che fu un passo fondamentale per completare la nostra formazione e dare corpo a quel patrimonio di conoscenze, incontri, cultura che ci animava tutti nonostante la nostra amata città non fosse gran che disponibile ad aprirsi a qualcosa che le appariva diverso e quindi provocatorio.

Cosa volevamo fare a Cremona?  Io avevo un sogno più che un progetto vero e proprio. Avevo intuito l'enorme bellezza del mondo del vino e mi ero innamorata della sua gente, delle sue terre, volevo sentirmene parte e far entrare in quel mondo quanta più gente possibile. Questo volevo. Nella mia incoscienza, non ho mai pensato a come fare soldi con questo lavoro. E' sempre venuto prima il senso di dover capire, l'istinto di fare la scelta giusta, il piacere profondo di scoprire i migliori, il coraggio di iniziare rapporti nuovi. Sono stata una incurabile romantica anche in questo, ma non rimpiango nulla di quanto ho fatto o per quanto ho sbagliato. Non avrei potuto essere diversa. E mio marito, compagno travolto in questo torrente impetuoso fatto di impegno e passione, ha avuto un ruolo determinante in questa storia. Lui tecnico, attento ai dettagli, esperto di analisi alimentari, frequenta i corsi di sommelier nei primi anni '80 e diventa uno dei palati collegati al cervello più intelligenti che abbia incontrato. Luigi Veronelli lo onorò scrivendo che se avesse dovuto elencare 5 palati sopraffini, Ferdinando sarebbe stato fra quelli. Anche lui non è animale da palcoscenico, anche lui come me mette giù la testa e sgobba, e questo non è stato capito se non dai cari amici che abbiamo, essendo stato più comodo per molti considerarlo troppo avanti, troppo difficile, troppo serio, per riconoscergli per intero le capacità superiori che aveva e che tutt'ora lo contraddistinguono, come persona e come professionista.

Volevamo fare a Cremona proprio quello che abbiamo fatto: abbiamo lavorato sodo, scelto vini e aziende che nessuno conosceva scommettendo sugli uomini; abbiamo spiegato e raccontato il vino a tutti, abbiamo aiutato tante persone a gestire i loro locali, abbiamo sempre aperto la porta senza difenderci mai,  perché chi non ha secondi fini verso gli altri non comprende che non è così per tutti.

Vent'anni sono tanti. Oggi vedo cosa significa negli occhi dei figli, nelle rughe mie e di mio marito, ma anche nella bellezza di quel piccolo luogo che è la mia Enoteca Cremona, nascosta sotto i portici della città ma racchiusa nel suo cuore, un po' come me, che tengo tutto dentro piuttosto che darmi da fare per apparire ricca agli occhi del mondo.

Vent'anni sono pochissimi. Quando scorro con gli occhi la mia libreria di bottiglie penso a quanto altro vorrei sapere, a quanto grande è il mondo del vino, a quante vigne dovrei percorrere, quante cantine visitare, quanti vignaioli dovrei incontrare, quanti bicchieri dovrei ascoltare. Io non ho fatto ancora nulla, questa è l'unica certezza.

Poi mi esce un sorriso; ripenso al volto di mio padre che non voleva che facessi questo mestiere,  ripenso ai libri di diritto che amavo tanto, ripenso a quando ero fuggita inseguendo il sogno mio più grande di fare la giornalista,  ripenso alle volte che ho bevuto un vino senza capirci niente.....e allora il sorriso diventa un po' commosso ma più grande, perché mi prendo per quella che sono: una persona qualunque,  consapevole di aver avuto la fortuna di incontrare persone migliori di me da cui ho imparato tanto e da cui posso imparare sempre, purché rimanga capace di ascoltare e far entrare il buono degli altri dentro la testa e il cuore.

Questo è il dono che mi ha fatto Enoteca Cremona, la mia prigione senza pareti e senza sbarre, la mia nave magica da cui non serve scendere perché è il mondo a entrare, la mia vigna che scollina verso un orizzonte sereno, dove non c'è fatica che non valga la pena di essere sopportata, dove ci sono da scoprire tante più cose di quelle già incontrate e questo significa vivere, avere speranza, avere sempre l'incanto di essere parte di un disegno meraviglioso.

Il 17 novembre festeggeremo, in semplicità come è nel modo di essere mio e della mia famiglia. E condividere sarà come sempre, la cosa più importante.

Grazie a tutti. 

 

  

Video presentazione



Il video di presentazione dell'Enetoca Cremona con Patrizia Signorini

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