Abbiamo scelto di custodire le tradizioni della nostra terra e lo facciamo curando personalmente la produzione o selezionando i prodotti più tipici del cremonese: eccoli. 

Il Torrone Classico Cremonese Ad Libitum

( ad Libitum... locuzione latina utilizzata nelle partiture musicali ove il compositore al temine dice di continuare a suonare "ad libitum", vale a dire all'infinito). Un omaggio alla grande tradizione musicale della nostra città. 



L’origine del torrone è molto antica e si fa risalire alla tradizione in uso in tutto il bacino del Mediterraneo di cuocere a lungo ( in latino “torrere”) il miele con la frutta secca, Non ci sono fonti certissime, ma la storia vuole che il torrone così come lo conosciamo ora sia nato a Cremona precisamente il 25 ottobre 1441, in occasione del matrimonio di Biancamaria Visconti e Francesco Sforza, quando i pasticceri elaborarono per il banchetto nuziale un dolce magnifico ispirato al grande torrione del Duomo, il Torrazzo. Gli ingredienti sono essenzialmente tre: miele, mandorle e albumi d’uovo, lungamente montati e lungamente cotti. Il Torrone Ad Libitum è l’unico vero torrone classico cremonese perché è composto solo da questi ingredienti e fra questi il miele è biologico ed è di produzione locale. La lunga cottura – almeno 10-12 ore -, la perfetta amalgama dei sapori e l’equilibrio armonioso fra i vari ingredienti lo rendono squisito e unico. Non contiene glutine o gelatine di origine animale - Conservare al fresco

Il Salame Tradizionale di Cremona 3TTT



Il maiale, animale prezioso che è da sempre allevato nella Pianura Padana, è il grande protagonista nella produzione di questo nostro inimitabile Salame Cremonese: utilizziamo solo maiali allevati in zona in modo naturale, di grande peso perché macellati oltre i 12 mesi di età e, dato fondamentale, interamente utilizzati per produrre solo il salame. Ogni parte dell’animale viene macinata per fare il salame: questa è la grande differenza fra il salame cremonese e tutti gli altri di cui l’Italia giustamente si vanta. Nessun elemento chimico, nessun addensante o conservante: il nostro salame è assolutamente artigianale e naturale. L’aglio viene spremuto nelle fasi iniziali della lavorazione e apporta un profumo inconfondibile. Il budello è naturale e cucito a mano, la legatura è pure manuale. Il Salame 3TTT è il vero interprete della più autentica tradizione cremonese.. Ma cosa significa 3TTT? Nell’uso popolare, le celebri 3TTT di Cremona sono Torrone, Torrazzo e … il florido seno femminile; nel caso di questo sontuoso Salame le 3TTT si riferiscono a Tipicità, Talento (fare il salame è un’arte difficile) e Tentazione, è troppo buono per resistergli... Non contiene né glutine né lattosio. Conservare appeso in luogo aerato: stagiona a lungo rimanendo morbido e saporito. Affettare rigorosamente a mano e una volta iniziato mantenerlo in frigorifero avvolto in carta alimentare.

Il Cotechino Cremonese 3TTT detto “Vaniglia”



Con le parti del maiale rimaste dopo la produzione del salame si procede alla preparazione del Cotechino, che si compone di parti di carne, grasso soprattutto di gola, cotenna, spezie e vino rosso nella concia, il tutto insaccato in budello naturale (forma allungata) o nel pregiato vescichetto che gli conferisce la tradizionale forma cremonese detta “a palla”. La straordinaria dolcezza del Cotechino 3TTT lo rende unico e viene definito per questo “vaniglia”. Deve essere cotto a lungo: la notte precedente all’uso, è da lasciare in ammollo in acqua fredda, poi lo si mette in tegame con abbondante acqua fredda e si avvia la cottura. Al primo bollore l’acqua deve essere cambiata e la cottura prosegue con acqua già calda pulita. Schiumando spesso e tenendo il fuoco molto basso, cuocere per almeno 2.30 ore se il cotechino è attorno ai gr.1500. Lasciarlo raffreddare un’oretta nella sua acqua, quindi pelarlo, affettarlo e servirlo con purea di patate e lenticchie, oppure freddo.Riscaldato, è eccellente anche il giorno dopo. Non contiene né glutine né lattosio.

La mostarda cremonese



Il termine deriva dal latino “mustum ardens”, che era il mosto dell’uva reso “ardente” cioè piccante dalla farina di semi di senape, di cui era già nota la proprietà di conservare la frutta evitandone il deperimento. Mentre la moutard in Francia è quella che noi conosciamo come salsa di senape, la mostarda è frutta candita e conservata in una salamoia di zucchero ed essenza di senape. Così come la vediamo oggi, con frutti interi di diverse stagioni, la mostarda cremonese nasce nell’800, quando viene perfezionato il processo di canditura e conservazione dei vari frutti, assemblati tutti insieme in una seconda fase di lavorazione. Nella cremonese si trovano ciliegia, fico, clementina, pera, mela, cedro, albicocca. Anticamente, la mostarda assomigliava di più ad una marmellata; la frutta – essenzialmente cotta nel miele e speziata con la senape, preziosa e rara tanto che la si trova soprattutto nella cucina di corte dei Gonzaga a Mantova.

Video presentazione



Il video di presentazione dell'Enetoca Cremona con Patrizia Signorini

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